Nell’ambito del progetto “Incontro con l’autore”, alcune classi di tutti gli indirizzi hanno incontrato, nell’auditorium “M.G. Alotta”, Gino Cecchettin, autore del libro Cara Giulia, e Giuseppe Burgio, professore ordinario di pedagogia generale e sociale presso l’Università Kore di Catania e membro della fondazione “Giulia Cecchettin”.
L’incontro si è rivelato un momento di intensa partecipazione e di autentica riflessione collettiva. Il dialogo con gli studenti ha superato la semplice presentazione del libro, trasformandosi in un confronto vivo su temi profondi e attuali.
Attraverso le risposte alle domande dei ragazzi, Gino Cecchettin ha restituito il senso più profondo di Cara Giulia: non solo il racconto di un dolore immenso, ma una testimonianza di dignità e di ricerca di significato anche dentro la sofferenza più grande. È emerso un messaggio controcorrente: in una realtà spesso segnata da violenza e chiusura, esiste la possibilità di scegliere il dialogo, l’ascolto e la consapevolezza.
Nel confronto diretto con gli studenti è stata ribadita la necessità di interrogarsi sui comportamenti individuali e collettivi, per comprenderne le radici e immaginare un futuro diverso, fondato sul rispetto e sulla cura dell’altro.
Particolarmente significativa è stata la riflessione sulle emozioni. Cecchettin ha sottolineato l’importanza di imparare a riconoscerle e gestirle: di fronte al dolore avrebbe potuto cedere alla rabbia, ma ha scelto consapevolmente di non “avvelenare” la propria vita. Un messaggio forte, che invita i giovani a comprendere che, pur nella loro complessità, le emozioni possono essere orientate e trasformate.
Cecchettin ha inoltre risposto anche alle domande relative agli insulti e alle critiche, comprese le accuse di chi sostiene che egli strumentalizzi la morte della figlia. Per spiegare il suo atteggiamento, ha raccontato un aneddoto significativo: un suo amico, vittima di bullismo, alla domanda sul perché non reagisse alle offese rispose che avrebbe sofferto molto se quelle parole fossero venute da una persona che stimava, mentre riconoscendo la superficialità di chi lo insultava aveva capito che la risposta migliore era ignorarle. Cecchettin ha fatto propria questa riflessione, spiegando di aver scelto lo stesso atteggiamento: non dare peso alle provocazioni, ma lasciarle cadere. Ha quindi invitato i giovani e le giovani a comportarsi allo stesso modo, non lasciandosi trascinare dalle offese e imparando a non alimentare la negatività.
Ricordando la spontaneità di Giulia e il suo amore per la vita, ha condiviso piccoli aneddoti capaci di restituirne l’autenticità. Giulia – così come la piccola bambina che con delicatezza porta un dono – è una nostra maestra: ci insegna la spontaneità, la libertà dai condizionamenti, la capacità di compiere gesti autentici e gratuiti. Da questo passaggio, particolarmente intenso, è emerso un invito ancora più chiaro: liberarsi dagli stereotipi e avere il coraggio di essere se stessi. In questa prospettiva, ha ribadito un concetto fondamentale: non è amore quando qualcuno impedisce di essere felici, di realizzare se stessi, le proprie passioni e inclinazioni; quello non è amore, ma possesso.
Il dialogo ha toccato anche questioni più ampie legate alla società contemporanea: perché non sempre si riesce a educare all’amore, al rispetto, alla comprensione? Perché si è diffuso un modello relazionale fondato sul possesso anziché sulla libertà? Senza offrire risposte semplici, Cecchettin ha indicato una direzione chiara: il cambiamento è possibile e parte da ciascuno di noi.
Durante l’incontro, Giuseppe Burgio ha richiamato con forza l’importanza di un’educazione affettiva ed emotiva, sottolineando quanto sia essenziale aiutare i giovani a riconoscere e gestire le proprie emozioni per costruire relazioni sane e consapevoli ed ha concluso il suo intervento con l’ invito a non adeguarsi ai modelli imposti, ma coltivare la propria autenticità, ricordando che sono perfetti anche se non rispondono alle aspettative che gli altri hanno riversato su di loro.
Coinvolgente è stata anche la modalità scelta da Cecchettin per dialogare con i ragazzi: a ciascuno studente che poneva una domanda ha chiesto di condividere un proprio “momento memorabile”. Da questo semplice esercizio è nata una riflessione spontanea e significativa sul valore delle esperienze vissute. Nelle sue conclusioni, ha osservato come nessuno dei momenti ricordati fosse legato al tempo trascorso sui social, invitando così i giovani a riflettere sul valore del tempo, il bene più prezioso che possediamo.
L’incontro ha dato spazio agli studenti, protagonisti attivi di questo percorso: alle loro domande, alle loro riflessioni, al loro desiderio di comprendere. Un segnale concreto di come il dialogo, quando è autentico, possa diventare una vera occasione di crescita per tutti.
Esperienze come questa ricordano che fare scuola non significa soltanto svolgere programmi e trasmettere contenuti, ma anche creare occasioni di incontro e di riflessione capaci di coinvolgere profondamente studenti e studentesse. È in momenti come questi che la scuola si conferma luogo di formazione autentica, dove si impara non solo a conoscere, ma anche a comprendere se stessi, gli altri e il mondo che ci circonda.


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